Educati alla guerra, veleni e miti bellicisti inoculati ai bambini nella prima metà del ‘900

Pubblicato il 02 dicembre 2016 alle 10:30 da Stefano Villa

La mostra sulla mobilitazione militarista dell’infanzia e l’esaltazione del culto bellico dal 1911 al 1945 sarà allestita a Genova nelle iniziative per il Giorno della Memoria 2017. Lunedì la presentazione agli insegnanti per i laboratori didattici.

Educati alla guerra. Nazionalizzazione e militarizzazione dell'infanzia nella prima metà del '900-00

La retorica roboante e l’esaltazione feticistica della guerra inculcate a scuola e nel tempo libero, per condizionare con l’immaginario bellico anche pensieri e desideri quotidiani dei bambini e delle bambine italiani dal 1911 al 1945, tra guerre coloniali di Libia ed Etiopia e i due conflitti mondiali. Come la cultura e la propaganda avvelenata della guerra, delle armi e delle divise fosse diventata pane quotidiano dei bambini, esaltata e mitizzata sino all’esasperazione dal fascismo con i balilla, ma già presente durante la prima guerra mondiale, quando a scuola i piccoli dovevano assemblare gli ‘scalda rancio’ e altri materiali per i soldati in trincea lo racconta la mostra “Educati alla guerra – nazionalizzazione e militarizzazione dell’infanzia nella prima metà del ‘900” curata da Gianluca Gabrielli che dal 5 febbraio sarà allestita a Genova (nel Museo Ebraico) nelle iniziative per il Giorno della Memoria, organizzata dalla Comunità Ebraica con l’Ufficio scolastico regionale del Miur, la collaborazione della Città metropolitana e il patrocinio del Consiglio regionale della Liguria. Lunedì 5 dicembre, intanto, nel salone del liceo Klee-Barabino di via Orti Sauli 34 i temi della mostra saranno presentati agli insegnanti delle scuole che coordineranno i laboratori didattici con gli studenti per approfondire la memoria e i moniti dei veleni del passato e declinarli anche nei drammi del presente, come il barbaro e crudele uso dei bambini kamikaze da parte del movimento terrorista fondamentalista Boko Haram in Africa, con un numero impressionante di minori costretti a farsi esplodere negli attentati in Nigeria, Camerun, Ciad. Sono stati 44, in maggioranza ragazzine, nel solo 2015 dice il rapporto Unicef che avverte: questi bambini e bambini, rapiti e spesso abusati prima di essere trasformati in bombe umane “sono le prime vittime di Boko Haram”. All’incontro genovese di lunedì pomeriggio parteciperanno il curatore della mostra Gianluca Gabrielli, dottore di ricerca in History of Education all’Università di Macerata, Miryam Kraus, vicepresidente della Comunità Ebraica di Genova, Laura Repetto, consigliera della Città metropolitana, Aureliano Deraggi per l’Ufficio scolastico regionale del Miur e per l’Aned genovese il presidente Gilberto Salmoni e Sergio Gibellini.




 
  02/12/2016 - 10:30 - Notizie Metropolitane 2016 / 336 / 32404

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