Così lottai contro i fascisti, Dino Valente ricorda la “sua” Resistenza nel giorno della Repubblica (Video di Tabloid)

Pubblicato il 09 giugno 2017 alle 11:55 da Stefano Villa

Secondino Valente, partigiano Primo nella Brigata Oreste ha ricevuto con altri uomini e donne della Resistenza la pergamena e la scheda dalla banca dati sui partigiani in Liguria nell’incontro Resistenza, Costituzione e Repubblica organizzato dall’Ilsrec a Palazzo Doria Spinola.

L’8 settembre 1943 era militare in Toscana, motociclista portaordini e per sottrarsi ai tedeschi che stavano già circondando la sua csecondino valenteaserma a Castiglione Fiorentino con altri soldati fuggì attraverso i tetti, in maglietta e calzoncini da ginnastica e con mezzi di fortuna o a piedi riuscì a tornare a casa, a Savignone in Valle Scrivia. Secondino (Dino) Valente, classe 1922, partigiano Primo della Brigata Oreste lo racconta nell’intervista al programma Tabloid della Città metropolitana di Genova.
Tornato a casa Valente fu obbligato dai repubblichini ad arruolarsi nel servizio d’ordine alle gallerie dei rifugi antiaerei, ma il rifiuto e il disgusto per la divisa e le armi fasciste lo portarono a fuggire sulle montagne per unirsi alla Resistenza.
“Eravamo fra i più mitragliati e ricercati perché pattugliavamo il territorio per raccogliere informazioni sui movimenti delle truppe e dove si trovavano i comandi tedeschi e nella nostra SAP abbiamo svolto questo servizio fino all’ultimo, quando siamo scesi a Genova nella Liberazione, accompagnando i tedeschi che si erano arresi, sempre con noi partigiani.” Dino Valente, che ricorda il sostegno vitale della popolazione ai partigiani, sfiorò molte volte la cattura e la morte. Riuscì a sottrarsi alla cattura anche in modo davvero rocambolesco, aiutato dalla sua famiglia e dal fisico agile e minuto. “Tornavo – racconta – da una missione sul monte Antola verso Ponte di Savignone, dove abitava la mia famiglia.”C’erano allora diverse spie, pagate da fascisti e tedeschi, che seguivano i nostri movimenti e proprio per una delazione i repubblichini quel giorno erano appostati nei pressi di casa.”“Mia madre mi avvisò dalla finestra che mi stavano cercando e allora entrai dalla cantina e riuscii a rifugiarmi nel piccolo ripostiglio fatto per me da mio padre coprendo con una tramezza un armadio a muro. Ci si entrava da un foro sotto il lavello in cucina e l’imboccatura era strettissima, ci sarebbe passata a stento una gamba, ma io ero magrissimo e riuscivo a entrarci.” Dino Valente si è salvato così e si commuove ancora pensando a chi è stato vittima della ferocia nazifascista, come i ragazzi torturati e trucidati alla Casa dello Studente di Genova. “Dopo la Liberazione sono stato fra i primi a entrarvi e non potrò mai dimenticare che cosa ho visto nelle gabbie dove torturavano a tutti i modi i giovani antifascisti per avere informazioni: occhi strappati, nerbi di bue che colavano ancora sangue. Se quel giorno a Savignone mi avessero catturato avrei seguito la stessa strada di quei ragazzi e non sarei qui a raccontare, padre di tre figli e bisnonno di quattro nipoti.”
Con altri uomini e donne della Resistenza Secondino Valente ha ricevuto la pergamena e la scheda della banca dati sui partigiani in Liguria nell’incontro Resistenza, Costituzione e Repubblica organizzato a Palazzo Doria Spinola dall’Ilsrec con il patrocinio della Città metropolitana e della Prefettura di Genova e gli interventi dello storico Antonio Gibelli e del presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, presidente onorario dell’Istituto Ferruccio Parri che coordina tutti gli istituti storici della Resistenza.
Non fu né semplice né scontata in Italia la scelta della Repubblica, decisa dalla prima consultazione politica davvero a suffragio universale, aperta al voto delle donne, il 2 giugno 1946. L’Italia che voltava pagina dopo la dittatura fascista e poi nazifascista nel nord dopo l’8 settembre 1943 elesse anche l’assemblea Costituente, per scrivere la carta fondante della nuova Repubblica, la Costituzione i cui valori sono ispirati dalla Resistenza. Fra il ’46 e il ’47 i Costituenti scrissero una Carta socialmente molto avanzata che afferma la separazione dei poteri, la garanzia dei diritti, la centralità del lavoro, l’idea del popolo sovrano, il rispetto delle regole comuni e delle minoranze. Come ci riuscirono, in condizioni difficilissime e mentre la guerra fredda cominciava già a dividere le forze che avevano sconfitto il nazifascismo? “Come spesso accade nella storia degli uomini i momenti più difficili – dice Valerio Onida – sono quelli in cui l’umanità tira fuori il meglio di sé in termini di idee. Quello che nacque dalla seconda Guerra Mondiale fu un costituzionalismo del tutto nuovo che non era quello del ‘700 limitato all’orbita nazionale o quello del ‘800 e della prima metà del ‘900 tormentati dalle varie vicende internazionali, ma un nuovo costituzionalismo internazionale in cui per la prima volta si afferma che le libertà, la democrazia, la solidarietà sono valori che devono valere in tutto il mondo e per tutti gli uomini”




 
  09/06/2017 - 11:55 - Notizie Metropolitane 2017 / 159 / 33996

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