Borzone, Meraviglie E Misteri Di Un’abbazia Unica E Millenaria (Video di Tabloid)

Pubblicato il 31 agosto 2017 alle 15:32 da Stefano Villa

Viaggio per immagini, guidati dal monaco diocesano padre Attilio Fabris, nella storia, complessa e affascinante, dell’antico complesso religioso di Sant’Andrea, l’unica struttura medievale in Italia dove la pietra si unisce al mattone.Borzone 1

Il suo primo nucleo esisteva probabilmente già nell’ottavo secolo e sul complesso abbaziale di Sant’Andrea a Borzone ci sono documenti ufficiali del primo 1100. Di sicuro questo tesoro artistico e architettonico nel territorio di Borzonasca, con tanti interrogativi ancora aperti sui tempi e le modalità della sua edificazione è assolutamente unico: lo dicono bellezza, originalità e meraviglia dell’impianto. Con la guida di padre Attilio Fabris, che rinnova l’antica presenza monastica a Borzone, un nuovo video del programma Tabloid della Città metropolitana di Genova racconta il prezioso complesso religioso dove la pietra si unisce al mattone.
“Questa – dice padre Attilio – è una delle peculitarità dell’abbazia di Borzone, perché il mattone nell’Alto Medioevo non era assolutamente utilizzato. La ragione per cui in questa struttura sia stato impiegato insieme alla pietra è ancora motivo di studio e controversie e ancora oggi è estremamente difficile datare l’epoca della costruzione della muratura della chiesa, certamente un unicum in Italia”.
Borzone è motivo di controversie fra storici e architetti storici, ma una cosa certa è che quando arrivarono i benedettini dalla Francia, nella riforma gregoriana della Chaise Dieu nell’Alvernia, il vescovo di Genova nell’atto di donazione scrisse che ai benedettini veniva donato il monastero con tutte le proprietà attinenti e questo assicura che prima del loro arrivo Borzone fosse già una realtà monastica”.
Ma quando e da chi, probabilmente sulle rovine di una fortezza bizantina eretta nel VI secolo come baluardo difensivo nella ‘guerra gotica’, furono edificati la chiesa e il monastero poi intitolati a Sant’Andrea? Il tema è appassionante e controverso come lo sono, per gli storici, due antichi documenti sulle origini del complesso di Borzone: il primo del 774 in cui Carlo Magno delimitando la giurisdizione del monastero di Bobbio cita Borzone e il secondo del 972 di Ottone I che riconfermando la giurisdizione di Bobbio fa riferimento al ‘monastero e alla villa di Borzono’.Borzone 3
“Questi documenti – dice padre Attilio – vengono definiti spuri, ma attenzione perché spurio non significa automaticamente falso e se anche una volta redatti fossero stati leggermente modificati in seguito il fatto stesso che citino Borzone è significativo e suscita domande sull’epoca della sua fondazione. Poi troviamo altri documenti più certi intorno al 1120 in cui Borzone paga l’affitto al monastero genovese di San Siro e la bolla di papa Callisto II che riconferma Borzone non alle dipendenze di San Colombano di Bobbio, come qui vuole la tradizione, ma e questo è molto interessante, a quelle di San Pietro in Ciel d’Oro, monastero colombiniano fondato a Pavia dal re longobardo Liutprando”.
Prima sede di una comunità monastica colombiniana (dall’abbazia di Bobbio oppure da quella di San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia) Borzone accolse poi monaci benedettini dalla fine del XII secolo.
“I monaci francesi – spiega padre Attilio – arrivarono nel giugno 1185 e rimasero sino al 1536. Il monastero conserva abbastanza intatta la struttura benedettina, anche se all’interno si possono notare elementi di strutture precedenti ed è interessante per conoscere il complesso evolvere nei secoli del monastero”.
Dal portale sul lato sud della chiesa partiva un corridoio coperto che la univa al monastero, ora ne resta una porzione della parete in pietra rivolta ad est. “Questo collegamento chiuso permetteva ai monaci di raggiungere la chiesa per la liturgia delle ore, sette volte al giorno, compresa la notte e li riparava dal vento, dalle piogge e dalla neve d’inverno. Poi c’era un’altra parte aperta del chiostro e più tardi vi fu costruito con pilastri in muratura anche un pergolato per coltivare la vite”.
Ed ecco la facciata e i fianchi della chiesa di Sant’Andrea, nell’armonia davvero unica della pietra e del mattone, ritmata da un doppio ordine di arcatelle cieche.
“L’alternanza di colori, ancora più evidente in passato perché l’interno delle arcatelle cieche era ricoperto di bianco, fa risaltare il movimento della struttura e l’alternarsi del rosso e del bianco potrebbe avere un valore simbolico, il rosso come simbologia dell’umanità del Cristo e il bianco come colore della divinità e della gloria. Viaggiamo però nel campo delle ipotesi, anche se plausibili pensando che nel Medioevo le cose non venivano mai fatte superficialmente, ogni materiale e misura erano studiati con simbologie ben precise”. Evoca la simbologia anche la recente scoperta del fatto che sul monastero di Borzone passa quasi perfettamente la linea sacra di San Michele Arcangelo che collega i grandi santuari altomedievali dall’Irlanda al Monte Carmelo in Terrasanta.
Pietra e mattone scandiscono allo stesso modo i paramenti murari esterni ed interni dell’abbazia. “Questa è una delle cose -dice padre Attilio – che fanno di Borzone un unicum, tenendo presente che le arcate interne ed esterne non corrispondono, c’è una svasatura di 30-50 centimetri fra una e l’altra, il che rende impossibile aprire finestre o fare degli affreschi. Perché una chiesa monastica fosse praticamente senza finestre né affreschi dato che nel Medioevo la luce e le decorazioni erano invece elementi ricorrenti e largamente utilizzati è un’ulteriore problema legato alla struttura”. E non è l’unico, osservando la torre, un’autentica spina per gli storici.Borzone 2
A tre metri d’altezza, sulla parete est, c’è infatti la lapide con l’iscrizione in latino “1243, l’abate Gerardo da Cogurno fece costruire questa chiesa e torre” che però, almeno in parte non corrisponde alla storia. “Bisogna intendersi su che cosa significhi ‘ha fatto costruire’ – riflette padre Attilio – perché sicuramente non si tratta di costruzioni ex novo, ma di ampliamenti e modifiche della chiesa e della torre. Quest’ultima è un elemento molto spinoso a livello storico e architettonico perché osservandola nell’angolo verso nord si vede bene che si innalza come torre solo a partire dalla metà superiore, mentre quella inferiore proseguiva in orizzontale”. “Quindi l’abate Gerardo utilizzò le pietre che continuavano la struttura verso nord per innalzare la torre. A un certo punto la si volle ancora più alta e probabilmente più leggera e l’ultima parte venne costruita in mattoni anziché in conci di pietra, inserendo poi degli archi che richiamano molto quelli della torre di San Salvatore dei Fieschi. Il 1243 è anche l’anno di costruzione della basilica dei Fieschi, ma gli archi sono gli unici elementi assimilabili fra le due strutture altrimenti completamente diverse e disomogenee. Non possiamo quindi assolutamente dire che l’abbazia di Borzone sia stata costruita nel 1243 e questa ne è un’altra conferma”.
Il complesso millenario è custodito da un cipresso monumentale che esisteva già all’epoca dei monaci benedettini perché risale a 600 anni fa. Lasciata la sua ombra entriamo a scoprire anche l’interno della chiesa.
Alle spalle del settecentesco altare maggiore, sormontato dal Crocifisso ligneo della scuola del Maragliano c’è la copia dell’opera più importante di Sant’Andrea di Borzone: il grande polittico dipinto da Carlo Braccesco, il cui originale per motivi di sicurezza è custodito nel Museo diocesano di Chiavari. Di Carlo Braccesco si conservano pochi dipinti, oltre a quello di Borzone uno alle Grazie di Imperia, alcuni al Louvre di Parigi e “la sua opera è importantissima anche a livello pittorico perché segna il passaggio dal gotico al rinascimento”.
Notevoli la statua della Vergine di Leonardo Mirano, con una copia identica ad Arles nella cattedrale di Saint-Trophine, l’altare laterale del ‘600 con Sant’Anna, l’unico lasciato intatto dalla Soprintendenza nei restauri dei primi anni ’60 per riportare in luce le strutture murarie originarie, il tabernacolo dell’antico presbiterio, un blocco unico d’ardesia del 1513, e un’acquasantiera con croce templare “sicuramente altomedievale”. Più di 4000 visitatori ogni anno, per la maggior parte stranieri, “vengono appositamente per vedere l’abbazia”. La storia di Borzone continua e si rinnova e padre Attilio Fabris si augura che “questo complesso torni realmente ad essere un punto di riferimento storico, artistico, architettonico, paesaggistico e anche per l’accoglienza e l’accompagnamento spirituale delle persone che lo desiderino”.




 
  31/08/2017 - 15:32 - Notizie Metropolitane 2017 / 242 / 34557

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